Fermare l’astensione o conquistare elettori?

Marzo 22nd, 2010
di Mario Rodriguez (del 18/03/2010 @ 13:03:56, in comunicazione politica, linkato 20 volte)

Il risultato delle regionali francesi, soprattutto per l’aumento delle astensioni, ha dato forza a un ragionamento che sta influenzando la comunicazione politica italiana da una quindicina d’anni. Secondo questa visione, sostenuta anche da molti nostri sondaggisti, non ci sarebbe più flusso significativo tra centrodestra e centrosinistra ma soltanto tra voto e non voto. Insomma un elettore di centrodestra o di centrosinistra può avere qualche possibilità di muoversi all’interno dello schieramento ma non tra uno schieramento e l’altro. L’alternativa vera sarebbe tra decidere di votare lo schieramento nel quale ci si è sempre identificati o decidere di non andare a votare.

L’assunzione di questo punto di vista ha avuto, e continua ad avere, conseguenze importanti nell’impostazione dei messaggi politici, nella scelta di come proporsi e di cosa dire agli elettori. Sparita l’attenzione verso l’elettore marginale e mobile, la competizione non avviene più per la conquista di chi ha votato in modo diverso. Tutta l’attenzione si concentra su come tenersi i propri, come sollecitare le appartenenze. Delle tre fasi della campagna elettorale (ovvero attivare la militanza, neutralizzare gli ostili e convincere gli indecisi) vince la prima. L’identità diviene nostalgia del passato (capacità di trattenere) e non affermazione di nuovi tratti distintivi (capacità di attrarre). Dalla costruzione di una relazione attraverso il viaggio, si passa alla dimostrazione di forza attraverso la mobilitazione di piazza. Si mostrano i muscoli. Non ci si interroga più sul perché gli altri la pensino in modo diverso o su quale possa essere il modo migliore per rappresentargli la realtà in un modo condivisibile. Ai costruttori di ponti d’oro per permettere onorevoli fughe si preferiscono gli aratri che tracciano solchi o l’edificazione di alte e inespugnabili mura.

In questo contesto si trovano a proprio agio soprattutto le proposte politiche orientate a dividere e affermare elementi di distinzione netta, non di inclusione o accoglienza. Il grido “al lupo al lupo” di Berlusconi nei confronti dei “comunisti”, speculare al berlusconismo come fine della democrazia, diventano la cifra dominante. Ma, oltre alla constatazione che questa è la condizione preferibile per la destra berlusconiana, ve ne sono almeno altre due non secondarie.

La prima è che la terapia accentua la malattia e non la contrasta: aver accolto l’ipotesi che non ci sia più spazio per competere al centro ma solo tra voto e astensioni non contrasta il fenomeno, ma, anzi, contribuisce a diffonderlo perché dà alla comunicazione politica un’ulteriore autoreferenzialità. E il fenomeno dell’astensionismo racconterà una ben più profonda crisi della politica se venissero confermati i dati relativi alle classi di età interessate al fenomeno. Pensando di mantenere i propri si allontanano tutti coloro che non si riconoscono in quella parte. La spirale accentua la sua inclinazione: perché un giovane che non ha “vissuto” un’esperienza del passato si dovrebbe sentire parte della riproposizione nostalgica di quella esperienza? Che sia l’anticomunismo o l’antifascismo poco importa, ormai. Gli si parla di ieri e nessuno si sta proponendo di fargli vivere esperienze nuove, eventi che gli permettano di cambiare i suoi pregiudizi nei confronti della autoreferenzialità della politica. Anzi quello che vede è la riproposizione delle stesse vecchie facce accompagnate da una generalizzata assenza di fair play sociale e professionale.

Secondariamente, come insegnano le elezioni francesi, un’alta astensione può anche favorire la sinistra, le astensioni sembrano colpire maggiormente lo schieramento con una minore coesione interna, anche in Italia le astensioni sono state maggiori nelle regioni dove le maggioranze erano più consolidate e non c’era competizione, ma questo porta al paradosso che stiamo vivendo. Sempre più ci sarebbe bisogno di una politica capace di parlare della gente alla gente, cioè a tutti, e sempre di più si adottano, invece, comportamenti comunicativi iniziatici pensati per la propria cerchia ristretta. Quindi le astensioni che tutti sembrano temere come sintomo di indebolimento della democrazia non danneggiano tutti allo stesso modo. Qualche partito può anche rafforzarsi.

Ma, soprattutto, a cambiare si rischia. È vero che a cambiare atteggiamento in questo contesto si rischia moltissimo, ma qualcuno che voglia provare ad affermarsi come leader dovrà trovare il coraggio di interrompere il movimento della trottola che si avviluppa su se stessa.

Internet sconosciuta ai politici italiani

Giugno 27th, 2008

Tra internet e i politici italiani forse ci può essere amore, ma, almeno fino a oggi, non comprensione. Lo dimostra un’analisi del modo con cui è stata usata la rete in questa campagna elettorale che ha preso in considerazione alcuni aspetti della campagna elettorale su internet dei cinque partiti o coalizioni principali (il Popolo della Libertà, il Partito Democratico - Italia dei Valori, la Sinistra Arcobaleno, l’Udc e la Destra).

In particolare abbiamo preso in esame l’organizzazione dei siti internet e la loro capacità di essere centro di dialogo e interazione con gli elettori, confrontandoli con quanto sta succedendo nella campagna delle primarie americane. Inoltre sotto la nostra lente è finito l’uso di YouTube .

Quello che abbiamo trovato è che manca ancora una comprensione diffusa di come funzionino i meccanismi di comunicazione attraverso la rete. Una conclusione che collima con quanto pensano gli esperti di comunicazione politica, per i quali la campagna italiana si sta incentrando soprattutto sulla televisione e anche quando riesce a far breccia nel web manca di un ingrediente essenziale: “la bidirezionalità”, cioè la capacità di interagire e dialogare con il popolo della rete.

Infine abbiamo anche dato un’occhiata alla popolarità dei politici in rete. Il risultato? Senza troppe sorprese una spanna sopra tutti è Beppe Grillo. Sarà solo un comico, ma sa bene come usare internet per fare politica.

Sabato 28 giugno a Venezia cronisti in piazza

Giugno 26th, 2008

Dei 18 articoli del Disegno di legge sulla tutela della privacy solo il 17° riguarda veramente nuove norme sulla riservatezza dei dati. Tutti gli altri sono stati pensati per impedire ai giornalisti di scrivere. Il tutto in una
forma che va a colpire il diritto dei cittadini di essere informati e il nostro diritto di informare in quanto giornalisti.
E state attenti: giornalisti di tutti i tipi saranno imbavagliati: giudiziaristi che non scriveranno più nulla, neristi che non potranno scrivere nemmeno più di arresti o confessioni (atti giudiziari), colleghi di bianca che non dovranno disturbare gli amministratori, dato che ogni problema (esposti, notifiche ecc) che sia oggetto d’indagine non potrà più essere trattato.
Con un panorama del genere si può ancora parlare d’informazione?
Per questo come Gruppo cronisti veneti, assieme a Associazione giornalisti del Veneto, Unione nazionale cronisti italiani e Federazione nazionale della stampa italiana abbiamo organizzato
Sabato, alle 9 a Rialto, Venezia (di fronte al tribunale, fermata Linea 1 Mercato Rialto)
la prima risposta a livello nazionale per dire “No ai bavagli, sì al diritto d’informazione” e per spiegare ai cittadini i pericoli nascosti in questo disegno di legge per il futuro della libertà di stampa e della democrazia.
Concluderemo alle 11 in piazza San Marco.
Al nostro fianco ci saranno i rappresentanti di Unci, Fnsi e Ordine.
Riguarda tutti, partecipiamo tutti, nessuno escluso.

Puoi leggere i 18 articoli e l’analisi sul nostro sito:
www.cronistiveneti.splinder.com

Una svolta a metà

Giugno 22nd, 2008

LA FINANZIARIA DI TREMONTI

di Francesco Giavazzi

I provvedimenti economici approvati ieri dal Governo affrontano problemi di metodo e di sostanza. Sul metodo Giulio Tremonti realizza ciò che ogni ministro del Tesoro ha sognato, ma nessuno è mai riuscito a realizzare. Se i decreti e i disegni di legge varati ieri saranno effettivamente approvati dal Parlamento entro la fine di luglio — come dovrebbe avvenire essendo documenti collegati al Dpef che deve essere approvato entro il 30 luglio — la legge finanziaria che il Governo presenterà alle Camere il 27 settembre potrà essere votata entro il 20 ottobre, con tempi simili a quelli del Parlamento di Londra. Camera e Senato guadagneranno due mesi di attività legislativa, da ottobre a Natale, in passato perduti nell’estenuante discussione di migliaia di emendamenti alla legge di bilancio e ai suoi «collegati ».
La sostanza dei provvedimenti è invece di qualità alterna. Giulio Tremonti ha abbandonato le sue battaglie europee contro il Patto di stabilità e mantiene l’impegno di Prodi a raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2011, anche in un momento di forte rallentamento dell’economia. Dal precedente governo eredita il disegno di legge Lanzillotta per la liberalizzazione e l’apertura ai privati dei servizi pubblici locali. Ottime anche l’eliminazione del trattamento fiscale preferenziale per le stock options, le misure sui dipendenti pubblici predisposte dal ministro Brunetta (alcune introdotte per decreto, altre attraverso una legge delega), la trasformazione delle università in fondazioni (speriamo a questo punto libere di stabilire il livello delle tasse universitarie), l’eliminazione dei vincoli di legge che impedivano la privatizzazione di Tirrenia (speriamo che questo impegno valga anche per Fincantieri la cui privatizzazione è bloccata dal veto dei sindacati), la chiusura dell’inutile fondazione Iri e il trasferimento del suo patrimonio all’Istituto Italiano di Tecnologia.
Ma dopo settimane di propaganda sulla cosiddetta Robin Hood Tax, l’innalzamento dal 27 al 33 per cento dell’aliquota sui profitti delle società petrolifere (pur accompagnata dalla patrimoniale imposta tramite una diversa regola per la contabilizzazione delle scorte di petrolio) non mi sembra meritasse tanto clamore. Rimane lo sconsiderato progetto di creare una Banca del Sud: si dice che sarà privata ma la si crea tramite un decreto ministeriale e con una dote di 5 milioni di denaro pubblico. I privati che vogliono creare una banca di solito si rivolgono alla Banca d’Italia per ottenerne l’autorizzazione, non al Governo per ottenere fondi pubblici.

Ma soprattutto si fa fatica a intravedere in questi provvedimenti una strategia a lungo periodo. Durante il precedente Governo Berlusconi la spesa pubblica aumentò, rispetto al Pil, di due punti. Prodi coprì quelle spese aumentando di due punti la pressione fiscale. Il nuovo piano triennale sulle spese non crea spazi per una riduzione delle imposte e prevede che la pressione fiscale rimanga sostanzialmente invariata, a un livello che è oggi tra i più elevati d’Europa. Il taglio delle tasse è rimandato ai provvedimenti sul federalismo annunciati per l’autunno, ma come vi si farà fronte? A meno che Tremonti non pensi di accogliere il suggerimento implicito del governatore della Banca d’Italia di ridurre in modo radicale i trasferimenti alle regioni del Mezzogiorno che oggi valgono circa tre punti di Pil.

20 giugno 2008

da il corriere della sera.it

Cgia Mestre rivede i dati Istat: la pressione fiscale «reale» in Italia è del 50%

Giugno 22nd, 2008

L’associazione artigiani ha «stornato» il sommerso economico. «Chi è noto al fisco subisce prelievo ben maggiore del 42,1%»

VENEZIA - Secondo una stima della Cgia (Associazione artigiani e piccole imprese) di Mestre, nel 2006 la pressione fiscale «reale» che pesava sui contribuenti italiani era del 50%. Circa 8 punti in più del dato ufficiale dichiarato dall’Istat, 42,1%, sempre nel 2006. «L’Istat non ha sbagliato a fare i conti», sottolineano gli artigiani di Mestre. Ma la Cgia ha voluto «stornare» dalla ricchezza prodotta in Italia la quota addebitabile al sommerso, calcolando la pressione fiscale sul Pil reale. L’Istat infatti non fa altro che applicare le disposizioni previste dall’Eurostat (Istituto europeo di statistica) - precisa la Cgia - che stabilisce che i sistemi di contabilità nazionale di tutti i Paesi dell’Unione devono includere nel conteggio del Pil Nazionale anche l’economia non osservata.

ECONOMIA SOMMERSA - Ovvero il sommerso economico, che in Italia l’Istat ha stimato tra i 226,6 e i 249,9 miliardi di euro (ultimo dato disponibile riferito al 2006). In sostanza il nostro Pil nazionale (che nel 2006 è stato pari a 1.479.981 milioni di euro) include anche la cifra imputabile all’economia sommersa stimata annualmente dall’Istat. Ricordando che la pressione fiscale è data dal rapporto tra le entrate fiscali e il Pil prodotto in un anno, nel 2006 la pressione ha toccato il 42,1%. La Cgia ha invece «stornato» il sommerso, e facendo questa «operazione verità» di fatto il Pil diminuisce (quindi anche il denominatore) e pertanto aumenta il risultato del rapporto, ovvero la pressione fiscale». Ebbene, secondo la stima della Cgia nel 2006 la pressione fiscale «reale» ha oscillato tra il 49,7% e il 50,7%.

SPREMUTI DAL FISCO - «Nonostante la prudenza con la quale vanno usati questi dati - sottolinea il segretario Giuseppe Bortolussi - i risultati dimostrano che chi in Italia è conosciuto dal fisco subisce un prelievo fiscale ben superiore al dato statistico ufficiale. Per questo è assolutamente improrogabile una seria lotta conto il lavoro nero e l’abusivismo. Aumentando la platea dei contribuenti potremo così ridurre imposte e contributi a chi oggi ne paga più del dovuto».

E il Cavaliere vuole la comunione: “Il Vaticano non cambia le regole?”

Giugno 22nd, 2008

Berlusconi si rivolge al vescovo:
«Sacramento anche ai divorziati»
Il religioso replica: «Lei che può,
si rivolga a chi è più in alto di me»
PORTO ROTONDO
A Silvio Berlusconi è interdetto il Sacramento della Comunione a causa del divorzio dalla prima moglie, sposata in Chiesa. Ma il premier soffre questo divieto.

Così, oggi al Vescovo sardo di Tempio, Sebastiano Sanguinetti, sollecita un cambio di regole da parte della Chiesa Cattolica. «Eccelenza - perché non cambiate le regole per noi separati e ci permettete di fare la comunione?» ha chiesto il presidente del Consiglio al presule, quando gli si è presentato davanti per offrirgli l’ostia, durante la messa per l’inaugurazione del nuovo campanile della chiesa di San Lorenzo a Porto Rotondo.

Il presidente del Consiglio, infatti, ha rifiutato cortesemente l’ostia e si è sentito rispondere dal vescovo: «Lei che ha potere si rivolga a chi è più in alto di me». Alla fine della cerimonia Silvio Berlusconi ha passeggiato per pochi minuti per le vie del paesino prima di tornare a Villa Certosa. Il premier era oggi a Porto Rotondo per presenziare alla cerimonia di inaugurazione della nuova torre campanaria della chiesa di San Lorenzo. I giornalisti sono relegati lontano dalla prima fila, dove il presidente del Consiglio si siede tra due signore, Roberta Alemagna, moglie del conte Donà delle Rose, e Marilena Barilla.

E per resistere al gran caldo, Berlusconi a un certo punto si ripara sotto un cappello tipo “panama”, un inedito tra i tanti copricapi sfoggiati dal Cavaliere. E, già nel suo breve discorso, segna la distanza che sembra separarlo dalle fibrillazioni che scuotono gli ambienti politici dopo il suo affondo di ieri contro una parte della magistratura. «La scelta della giornata di oggi per questa cerimonia è giusta - dice - perchè è il solstizio d’estate. È una giornata di festa e di augurio. Un augurio che va soprattutto ai giovani. La tradizione vuole, infatti, che le ragazze mettessero fuori dalle finestre dei fiori e due cardi e in base alla posizione dei cardi sceglievano il marito». Per il premier, in questo primo gioprno d’estate, gli italiani «hanno bisogno di serenità e di pensare a un futuro di benessere».

Al via l’emendamento blocca-processi. Stop al dibattimento Berlusconi-Mills

Giugno 17th, 2008
Il premier Berlusconi e il presidente del Senato Schifani
Opposizione attacca la maggioranza:
«Norma fatta per salvare il premier».
Berlusconi: «Legge per la collettività,
contro di me in azione pm di sinistra».
L’Anm: a rischio molti processi gravi

ROMA
La maggioranza accelera sulla norma “salvapremier”. I relatori del decreto sicurezza Carlo Vizzini e Filippo Berselli hanno presentato due emendamenti al provvedimento all’esame dell’aula del Senato, che potrebbero essere propedeutici ad una sospensione delle azioni giudiziarie che riguardano, tra gli altri, il presidente del Consiglio. I due testi, se approvati, aprirebbero di fatto la strada allo slittamento del processo milanese Berlusconi-Mills che vede coinvolto il presidente del Consiglio.

Gli emendamenti
Nel primo si interviene sulla formazione dei ruoli d’udienza, indicando quali sono i procedimenti di particolare urgenza per il tipo di reati che devono avere priorità rispetto agli altri. Nel secondo emendamento si prevede invece la sospensione degli altri processi penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 «che si trovino in uno stato compreso tra la fissazione dell’udienza preliminare e la chiusura del dibattimento di primo grado». La sospensione sarà immediata al momento dell’entrata in vigore della legge e durerà un anno. Il corso della prescrizione, durante la sospensione del procedimento o del processo penale, resta sospeso.

Berlusconi: «Contro di me toghe di sinistra»
Per Berlusconi l’emendamento è «un provvedimento di legge a favore di tutta la collettività e che consentirà di offrire ai cittadini una risposta forte per i reati più gravi e più recenti», scrive il premier in una lettera indirizzata al presidente del Senato Renato Schifani, aggiungendo per l’opposizione «non dovrebbe essere approvato solo perchè si applicherebbe anche ad un processo nel quale sono ingiustamente e incredibilmente coinvolto». «I miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato contro di me per fini di lotta politica. Si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria».

Pd e Italia dei valori: legge “salvapremier”
L’opposizione alza le barricate e parla ad una nuova legge “salvapremier”. L’alt arriva dal leader del Pd, Walter Veltroni: «In questi giorni si decide il futuro della legislatura. Se il Governo e la sua maggioranza continueranno con questo atteggiamento tenuto in queste settimane, cioè una sequenza di incidenti assolutamente eccessivi ed inaccettabili», ultimo il tentativo di «inserire surrettiziamente il lodo Schifani nel pacchetto sicurezza», sarà «a rischio il dialogo, tirerò le fila venerdì all’Assemblea». Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro annuncia «un’opposizione dura e senza sconti dentro e fuori il Parlamento» e aggiunge:«Come volevasi dimostrare anche questa volta Berlusconi ci riprova con le sue leggi ad personam. Evidentemente non aveva ancora finito di sistemare i suoi affari personali».

Casini: «Il governo ritiri l’emendamento»
Per il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia «l’emendamento presentato al Senato dai relatori del decreto sicurezza è l’ennesima norma ad personam che prevede una sospensione generalizzata di tutti i processi, cominciando da quelli che vedono imputato il premier». Il presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, sostiene che «la riproposizione del lodo Schifani nel decreto sicurezza ci dimostra che è il Pdl che non vuole il dialogo». Anche da parte dell’opposizione di centro arrivano critiche alle proposte in Senato: «Io mi auguro -afferma il leader Udc Pier Ferdinando Casini- che il governo ritiri questi emendamenti, anche per non rompere quel clima di collaborazione istituzionale che si è ben avviata fra maggioranza e opposizione». L’Associazione nazionale magistrati boccia l’emendamento “salvapremier”: un intervento di cui «non si comprendono le finalità» e che comporterà «gravissime disfunzioni» al sistema, con il rinvio di «migliaia di processi, anche per fatti di rilevante gravità», e il rischio di «paralisi», ad esempio nelle cancellerie.