Obama a Notre Dame esplicita il quarto modello di Grunig: la politica dell’ascolto e del dialogo

Maggio 29th, 2009

Un suggestivo invito all’ascolto e al dialogo del Presidente
americano che si allinea interamente alle fondamenta che sono alla base
del modello di relazioni pubbliche a due vie e simmetriche.

di Toni Muzi Falconi

Il discorso di Obama all’Università cattolica di Notre Dame di Sabato scorso – al di là
della attualità dei temi trattati (in particolare quello dell’aborto),
visto l’ambiente e dopo le vivaci polemiche che l’hanno preceduto – è
una concettualizzazione fortemente innovativa e coraggiosa che ci aiuta
a capire meglio l’approccio culturale di questo Presidente, ma anche a
convincerci che una seria politica dell’ascolto è la pre-condizione di
ogni efficace relazione fra soggetti diversi.

Un approccio strutturalmente opposto a quello dei neo e dei teo-con, sia americani che nostrani.

Ecco, ad esempio, un periodo particolarmente suggestivo che ho provato a tradurre:

L’ estrema ironia della Fede è che, in sé, implica il dubbio.

Implica credere a cose che non si possono vedere.

Va oltre la nostra capacità di essere umani conoscere con certezza
quel che Dio ha programmato per noi o quel che ci chiede; e quelli di
no, che questa Fede ce l’hanno, si affidano alla Sua saggezza, per
definizione superiore alla nostra.

Questo dubbio non ci allontana dalla fede.

Ma dovrebbe renderci più umili. Dovrebbe temperare le nostre passioni, e indurci a diffidare della certezza di avere ragione.

Il Presidente, notoriamente credente ma dichiaratamente (almeno per ora…)
a favore dell’aborto regolato e controllato, ha anche sostenuto
l’impossibilità che le due fazioni trovino un accordo sui principi, ma
che non esiste alcuna ragione per impedire di mettersi intorno a un
tavolo e discutere le modalità per ridurre, nel caso specifico, le
probabilità che una donna si trovi di fronte all’angoscioso dilemma e,
comunque, incrementare la pratica dell’adozione.

Al di là di come ciascuno di noi la possa pensare, questo suggestivo invito
all’ascolto e al dialogo mi appare avvincente e si allinea interamente
alle fondamenta che sono alla base del nostro modello di relazioni
pubbliche a due vie e simmetriche.

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Ossessione identitaria

Maggio 29th, 2009

Dall’ossessione dell’immagine siamo passati all’ossessione
dell’identità. E così come erroneamente si pensava 15 anni fa che si
potesse determinare la propria immagine, che si potesse apparire quello
che si vuole annullando il ruolo dell’interlocutore, di chi riceve il
messaggio; oggi si pensa che le identità siano definite una volta per
tutte e non a caso si utilizzano metafore genetiche che fanno
riferimento al DNA. Invece l’identità è un processo di costruzione
consapevole e interattiva che si sviluppa attraverso processi di
costruzione di senso relazionali. Mi identifico solo in relazione ad un
altro, mi faccio identificare affrontando problemi, trovando soluzioni
e quando funzionano queste diventano parte della mia cultura del mio
modo di vedere le cose e di dare un senso alle cose che faccio. Anche
l’identità, soprattutto, l’identità è un processo di costruzione
sociale nel quale la comunicazione gioca un ruolo cruciale.